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Un libro che va letto:

pubblicazione del 26-09-2008

Dal branco al gruppo
Manuale di giochi per la formazione di gruppi
di Flavio Montanari e Silvia Montanari
Edizioni La Meridiana

Questo è un libro per agire nel mondo costruendo gruppi. Per farlo occorre consapevolezza ma anche competenza. E abilità. Il gioco è un’interfaccia indispensabile per passare dalla coppia al gruppo, dalla comunicazione duale a quella plurale. Molti dei giochi presentati in questo testo, partoriti da un inedito progetto chiamato “Lara”, sono rivolti allo sviluppo di un nuovo gruppo in azione. Infatti, pur ispirandosi ad altri gruppi già conosciuti, dal T- group al team building, quello proposto in queste pagine è un nuovo gruppo, orientato alla formazione e non alla terapia, ma che agisce sulla realtà.

Lara è l’acronimo di Laboratorio per le aggregazioni e le relazioni con gli adolescenti, un laboratorio residenziale con classi di scuole superiori, normalmente di tre giorni, dove tra giochi, discussioni in cerchio, momenti più formali e momenti informali, si parla e si discute di come si può far diventare la classe un gruppo. È questo il modello proposto da Flavio Montanari e Silvia Montanari nel loro Dal branco al gruppo Manuale di giochi per la formazione di gruppi, pubblicato dalle edizioni la meridiana (collana partenze, 208 pagine, 18 euro).

Il gioco, dice Silvia Montanari – laureata in Sociologia e specializzata in Scienze delle Comunicazione a Bologna – è parte della vita quotidiana, così come è separato da essa. Entrare in un spazio e in un tempo del gioco significa spostarsi oltre una soglia, lasciarsi qualcosa alle spalle, un certo ordine, e afferrare una realtà diversa e una razionalità definita da regole e azioni proprie. Il gioco è uno spazio in cui i significati vengono costruiti attraverso la partecipazione all’interno di un luogo condiviso e strutturato, un luogo di sicurezza e fiducia limitate, in cui i giocatori possono abbandonare la vita reale senza correre rischi e impegnarsi in un’attività che è dotata di senso nel suo eccesso governato di regole.

Il Lara, spiega Flavio Montanari – che è pedagogista e collabora con la facoltà di Scienze della Formazione a Bologna, quella di Lettere e Filosofia a Foggia e con la fondazione Adolescere di Voghera – è come una squadra di calcio e offre ai giovani abilità essenziali per diventare protagonisti: saper negoziare, saper gestire la comunicazione, essere un grado di rimuovere le scorie della comunicazione tramite il conflitto, imparare a dare di sé un’immagine che corrisponda il più possibile a quella che ciascuno ha dentro, capire che il gruppo è frutto di consapevolezza e non di spontaneità e se diventa un territorio rassicurante e non minaccioso si avranno le energie necessarie da dedicare ai compiti di sviluppo. Il Lara ha una forza silenziosamente rivoluzionaria – come dice Fabienne Guiducci, una conduttrice dei laboratori – rende protagoniste le persone come raramente capita nella vita. Il secondo punto di forza è che lo stage è un luogo dove i ragazzi possono sbagliare senza conseguenze e questo permette di imparare dagli errori. Inoltre i partecipanti si trovano di fronte a una figura nuova, il conduttore, un adulto che non è genitore o insegnante. Non dice ai ragazzi che cosa devono o non devono fare ma fa loro da specchio. Cerca di renderli consapevoli dei comportamenti che attuano, con un immediato effetto di responsabilizzazione. Infine, durante i Lara i ragazzi riescono a sperimentarsi sulle emozioni, che si trasformano in parole, si condividono con il gruppo e si convertono in fatto sociale. Si impara, cioè, a esprimere e socializzare i propri sentimenti e le proprie emozioni.

Lo scopo di questo libro, scrive Enzo Spaltro nella prefazione, è cominciare col giocare coi pensieri e continuare col giocare con se stessi. «Capire bene dove ti porta il gioco – scrive – continuare per vie sconosciute in modo da capire come gli uomini costruiscono il mondo in cui vivono. Vanno dove li porta il gioco. Perché questa è la principale destinazione del gioco: costruire il mondo in cui gli uomini vivono. Questo libro propone un qualche modo per giocare e per costruire il mondo circostante. Questo libro presenta molti modi di usare il gioco. E questo non solo sulle grandi questioni, ma su tutte quelle situazioni dove la mitologia non basta più e solo il gioco permette una soluzione benestante. Soprattutto nella scuola. Si parla sempre di più di cultura negoziale. Si vede sempre di più cosa questo vuol dire nella sua natura ludica. Giocare e giocarsi non hanno solo la guerra per cimentarsi, ma una gamma piuttosto vasta di campi. Si può giocare nell’imparare e nel produrre ricchezza».

Per Spaltro si può giocare insegnando e mettendosi a comprendere. Si può giocare simulando i cambiamenti e realizzando progetti. «Si può giocare esplorando l’assurdo e ripetendo i versi del poeta spagnolo Antonio Machado: “Caminantes no hay camino, se hace el camino al andar”. Viandanti non c’è strada; la strada la si fa andando. Questo viene proposto qui. Che il gioco serva a trovare la strada. La strada del come se».

 

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